La Commissione Speciale del CdS sulle “Linee Guida per l’affidamento dei servizi legali”

Il Consiglio di Stato, Comm. Speciale, ha reso il parere n. 2109 del 6 ottobre 2017 in ordine alla richiesta sollevata dall’ANAC sulle “Linee guida per l’affidamento dei servizi legali” adottate ai sensi dell’art. 213, comma 2, d.lgs. 18 aprile 2016 n. 50, a seguito di consultazione pubblica che si è svolta nel periodo intercorrente tra il 10 aprile 2017 e il 10 maggio 2017.

Con il suddetto parere, il Consiglio di Stato ha considerato che “(…) per espressa indicazione del codice dei contratti pubblici, i servizi legali di cui all’art. 17, comma 1, lett. d) sono esclusi dall’applicazione delle disposizioni del codice, anche in ragione di una rilevante – anche se non esclusiva – componente fiduciaria delle scelte, che pure deve essere tenuta in considerazione”.

Tuttavia, la Commissione speciale ha messo in evidenza l’esigenza di una verifica accurata della compatibilità di una regolazione particolarmente stringente e dettagliata con il c.d. divieto di gold plating (art. 1 l. 28 gennaio 2016 n. 11, di delega per l’attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014), cioè del divieto di introdurre livelli di regolazione superiori a quelli imposti dalle direttive europee da recepire.

Alla luce di tali considerazioni, il Consiglio di Stato ha optato per la sospensione del parere, riservandosi di esprimere quello definitivo, chiedendo all’ANAC di sollecitare l’intervento del CNF, del Ministero della Giustizia, del MIT e del Dipartimento per le politiche comunitarie della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Sulla Giurisdizione in materia di utilizzo delle graduatorie

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 24878/2017  si espressa in favore della giurisdizione del Giudice Amministrativo nel caso in cui la pretesa giudiziale al riconoscimento del diritto all’assunzione sia consequenziale alla negazione degli effetti del provvedimento che
disponga di non coprire più (o di coprire diversamente) il posto resosi
vacante, anziché avvalersi dello scorrimento della graduatoria del
concorso anteriormente espletato. E ciò perché in tal caso si è in presenza ad una
contestazione che investe l’esercizio del potere dell’amministrazione,
cui corrisponde una situazione di interesse legittimo, tutelabile
innanzi al giudice amministrativo ai sensi dell’art. 63, comma quarto,
del d.P.R. n. 165 dei 2001 (v. le sentenze di queste S.U. n.
26272/16, n. 10404/13, n. 3170/11, n. 24185/09 e n. 16527/08).