Portata e funzione del soccorso istruttorio (sentenza 456/2016 del Tar Campania)

Il Tar Campania torna ad esprimersi sulla portata del soccorso istruttorio e questa volta lo fa con riferimento ad un caso di omessa dimostrazione della disponibilità di una sede operativa nel territorio del comune o di un comune limitrofo ove la lex specialis non contenga una espressa sanzione al riguardo.

Secondo la Seconda Sezione del Tar Campano «in presenza di una previsione della lex specialis non tassativa e, comunque, non presidiata da una espressa comminatoria di esclusione – tale è, invero, la prescrizione dell’art. 9 del bando laddove pretende la dimostrazione della disponibilità, già in fase di partecipazione alla gara, di una sede operativa nel territorio del comune o di un comune limitrofo –  il provvedimento espulsivo è indebito, in quanto viola il principio di tassatività delle cause di esclusione sancito dall’art. 46, comma 1-bis del DLgs 163/2006 (cfr, ex pluribus, CdS, III, 3.12.2015 n. 5479). Tale norma, come ha ricordato anche l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato nella decisione n. 9 del 25 febbraio 2014, è chiaramente volta a favorire la massima partecipazione alle gare attraverso il divieto di un aggravio del procedimento, e «mira a correggere quelle soluzioni, diffuse nella prassi (amministrativa e forense), che sfociavano in esclusioni anche per violazioni puramente formali».

Ma non basta.

Secondo il Tar campano, il soccorso istruttorio previsto dall’articolo 46, commi 1 e 1-ter del codice dei contratti pubblici «è attualmente un istituto di ampia portata che consente di sopperire, con l’integrazione, anche alla totale mancanza di un documento comprovante un requisito essenziale», pertanto, nelle gare pubbliche di appalto, «l’art. 46 del d. lgs. 163/2006, nel disporre che le amministrazioni invitano, se necessario, le ditte partecipanti a fornire chiarimenti ed ad integrare la carente documentazione presentata ha inteso codificare un ordinario modo di procedere volto a fare valere la sostanza sulla forma, orientando l’azione amministrativa sulla concreta verifica dei requisiti di partecipazione e della capacità tecnica ed economica, senza che, in assenza di regole tassative e di preclusioni imposte, l’esercizio di tale facoltà possa configurare una violazione della par condicio dei concorrenti rispetto ai quali, al contrario, assume rilievo l’effettività del possesso del requisito (cfr. CdS, IV, 25.5.2015 n. 2589)».

Quindi, prosegue giudice amministrativo territoriale, «dopo le recenti modifiche apportate dal d.l. 90/2014, l’esclusione dalla gara è prevista unicamente in caso di omessa produzione, entro il termine assegnato, della documentazione (riguardante anche fattori essenziali) riscontrata carente, ovvero nel caso di effettiva insussistenza dei requisiti richiesti dalla legge di gara (cfr. TAR Friuli Venezia Giulia, 23.12.2015 n. 571; Tar Lombardia Brescia, II, ord. 13.1.2016 n. 16)».

 

 

Fonte www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/wcm/idc/groups/public

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Cambia la conferenza dei servizi?

Approvato in esame preliminare il riordino della disciplina in materia di conferenza dei servizi

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia, ha approvato in data 20 gennaio 2016, in esame preliminare, un decreto legislativo recante norme per il riordino della disciplina in materia di conferenza dei servizi, in attuazione dell’articolo 2 della legge 7 agosto 2015, n. 124. Nello specifico si abbattono i tempi lunghi attivando la Conferenza semplificata, che non prevede riunioni fisiche ma solo l’invio di documenti per via telematica, e la Conferenza simultanea con riunione (anche telematica) che si svolge solo quando è strettamente necessaria. In entrambi i casi si considera acquisito l’assenso delle amministrazioni che non si sono espresse. Al massimo entro 5 mesi si avrà una risposta.

Fonte: Comunicato Stampa del Consiglio dei Ministri n. 101 del 21 gennaio 2016

In arrivo le nuove norme in materia di segnalazione certificata di inizio attività (SCIA)

Il Consiglio dei ministri, riunitosi mercoledì 20 gennaio 2016, ha approvato in esame preliminare le norme in materia di segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia, ha approvato in data 20 gennaio 2016, in esame preliminare, un decreto legislativo recante attuazione della delega di cui all’articolo 5 della legge 7 agosto 2015, n. 124. Nello specifico si potrà presentare presso un unico ufficio, anche in via telematica, un unico modulo standard e valido in tutto il paese. La pubblica amministrazione destinataria della SCIA pubblicherà sul proprio sito istituzionale il modello unificato e standardizzato e indicherà l’ufficio unico al quale dovrà recarsi l’interessato. L’eventuale richiesta al cittadino di documenti ulteriori rispetto a quelli previsti sarà considerata inadempienza sanzionabile sotto il profilo disciplinare.

Fonte: Comunicato Stampa del Consiglio dei Ministri n. 101 del 21 gennaio 2016

Diritto di accesso alla relazione di sopralluogo della Polizia Municipale

Con la sentenza n. 99 del 21 gennaio 2016 il Tar Toscana ha ritenuto sussistere in capo al proprietario di un edificio residenziale il diritto di accedere alla relazione di sopralluogo effettuato dalla Polizia Municipale a seguito di un incendio verificatosi presso il medesimo edificio.

Secondo il giudice amministrativo toscano, infatti, l’accedente può prendere visione di tale relazione poiché essa costituisce atto inerente ad un processo amministrativo che ha direttamente inciso sulle sue situazioni giuridiche, sia personali che proprietarie, avendo subìto un sopralluogo nella sua abitazione da parte dell’Autorità amministrativa.

Il Tar ha precisato che al suddetto accesso non osta la circostanza che il Comune, successivamente, abbia comunicato all’Autorità Giudiziara una notizia di reato per violazione, da parte del medesimo proprietario, dell’ordine di non utilizzare l’edificio, in ragione dell’accertata relativa inagibilità.

Il punto sul recepimento delle nuove direttive sugli appalti pubblici e concessioni. Il Senato approva il ddl

L’Assemblea ha approvato in via definitiva il ddl n. 1678-B (Delega appalti pubblici) recante le deleghe al Governo per l’attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti  e dei servizi postali, nonché per il riiordino dela disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.

Il ddl, composto di un solo articolo, reca una delega al Governo per il recepimento delle tre direttive che riordinano la normativa europea in materia di appalti pubblici e concessioni.

E’ prevista la redazione di un nuovo codice degli appalti pubblici e delle concessioni e la conseguente abrogazione delle attuali disposizioni.

Tra i criteri della delega: la razionalizzazione del quadro normativo a fini di semplificazione dei procedimenti; la trasparenza e pubblicità delle procedure di gara; la riduzione degli oneri documentali a carico dei soggetti partecipanti; il contenimento dei tempi e la piena verificabilità dei flussi finanziari; la razionalizzazione ed estensione delle forme di partenariato pubblico privato; la revisione del sistema di qualificazione degli operatori economici; la razionalizzazione dei metodi di risoluzione delle controversie alternativi al rimedio giurisdizionale, anche in materia di esecuzione del contratto; il miglioramento delle condizioni di accesso, per le piccole e medie imprese e le imprese di nuova costituzione, al mercato degli appalti pubblici e delle concessioni; l’individuazione di modalità volte a garantire i livelli minimi di concorrenzialità, trasparenza e parità di trattamento; la trasparenza nella eventuale partecipazione dei portatori qualificati di interessi ai processi decisionali finalizzati alla programmazione e all’aggiudicazione di appalti pubblici e concessioni.

Arrivano le linee guida per la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale

La direttiva 2011/92/UE (c.d. Direttiva VIA) ha previsto un obbligo preciso per gli Stati: l’assoggettamento alla valutazione di impatto ambientale anche di alcuni progetti pubblici e privati (espressamente elencati nell’allegato II della predetta Direttiva e tra i quali rientrano ad esempio, i progetti di agricoltura, di industria estrattiva, di industria energetica, di industria chimica ecc.) nel caso in cui, all’esito della procedura di verifica, l’autorità competente determini che tali progetti possono causare effetti significativi sull’ambiente.

Secondo la citata Dir. 2011/92/UE, tale verifica di assoggettabilità a VIA deve essere effettuata tenendo conto dei pertinenti criteri riportati nell’allegato III della predetta Direttiva.

In proposito, l’attuale Codice dell’Ambiente prevedeva già un procedimento di “verifica di assoggettabilità a VIA” (art. 20, d.lgs. 152/2006), ma al fine di dare compiuta attuazione alla Direttiva in parola, con l’art. 15, comma 1, lett. c) del d.l. 91/2014 è stata prevista l’adozione di un decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (per i profili connessi ai progetti di infrastrutture di rilevanza strategica), volto alla definizione dei criteri e delle soglie da applicare per l’assoggettamento dei progetti di cui all’allegato IV alla parte II del Codice dell’Ambiente alla procedura di verifica di assoggettabilità a VIA.

Ne è conseguito, quindi, il Decreto 30 marzo 2015 (in Gazzetta Ufficiale n. 84 dell’11 aprile 2015 ed in vigore dal quindicesimo giorno successivo alla data di pubblicazione nella G.U.R.I.) con cui vengono appunto dettate le preannunciate “Linee Guida” volte a rendere un quadro «di riferimento e orientamento per lo svolgimento di tali procedure in confomità con quanto stabilito dalla direttiva VIA».

Con tali Linee Guida, pertanto, si è inteso fornire indirizzi e criteri per l’espletamento della procedura di verifica di assoggettabilità a VIA dei progetti, relativi ad opere o interventi di nuova realizzazione, elencati nell’allegato IV alla parte seconda del Codice dell’Ambiente. Esse sono altresì finalizzate a «garantire una uniforme e corretta applicazione su tutto il territorio nazionale delle disposizioni dettate dalla direttiva 2011/92/UE».

E’ anche interessante segnalare che le predette Linee Guida: – sono rivolte alle autorità cui compete l’adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilità per i progetti di cui all’allegato IV alla parte seconda del Codice dell’Ambiente, ma anche ai soggetti proponenti i progetti; – «si applicano a tutti i progetti per i quali la procedura di verifica di assoggettabilità o la procedura autorizzativa è in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto».